Diritto d’autore e rovescio pure…
Lo dico subito: non ho niente contro il diritto d’autore, anzi. Sono perfettamente d’accordo con chi dice che le opere dell’ingegno vanno tutelate, che hanno valore tanto quanto un prodotto “fisico” (e a volte anche di più). Ho sempre sopportato con un misto di fastidio e pena quelle persone che valutano le cose a “chili”, e non hanno rispetto per il lavoro di persone che producono prodotti “immateriali”. Già , perché si tratta di rispetto, e di lavoro. E chi fa un lavoro deve avere il riconoscimento, anche economico, che merita.
Fatta questa doverosa premessa, c’è una cosa che mi dà molto fastidio, e sarà il tema di questo blog. Quello che non sopporto è che con la scusa del “diritto d’autore” si vadano a spalleggiare interessi che in realtà con il diritto d’autore hanno poco a che fare, creando dei vincoli e dei costi che vanno a ledere i diritti sia degli utenti delle cosiddette “opere dell’ingegno” che degli autori.
Come “utente” (ascoltatore, spettatore…) mi dà ovviamente fastidio ad esempio dover strapagare i CD, i DVD… e non solo quelli con musica o film, ma anche quelli vergini (sapete, vero, che una percentuale non esattamente modesta del prezzo dei supporti vergini va alla SIAE come “equo compenso” per le perdite dovute al fatto che su quei supporti potreste registrare “illegalmente” materiale tutelato dalla normativa sul diritto d’autore?).
Il problema è che poi, nel mio piccolo, come autore vedo che ci si trova (o troverebbe, se preferite) assoggettati ad una serie di balzelli e adempimenti ricattatòri e lesivi, che impediscono di fatto all’autore di disporre come desidera delle proprie opere.
Se il “diritto d’autore” non tutela né gli utenti, né gli autori, allora è evidente che c’è più di qualcosa che non va.
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