Alcune considerazioni macroeconomiche sull’innovazione
Perché non si fa innovazione? Tutti ripetono che l’innovazione è necessaria, che senza le aziende perdono di competitività , che chi non innova finisce fuori dal mercato… Ma allora perché così pochi fanno innovazione? Le ragioni a livello di singola impresa le tratteremo una prossima volta, adesso volevo spendere due parole sugli elementi macroeconomici.
Molto approssimativamente (ma l’importante è cogliere il senso, più che i dettagli), su un modello generale macro-economico e socio-economico si può operare attraverso tre leve:
- Crescita (che non vuol dire solo innovazione, ma la comprende)
- Stabilità Macroeconomica
- Coesione (”equità sociale”, la differenza tra chi guadagna tanto e chi guadagna poco)
Ora, la considerazione importante è che aumentando uno di questi fattori si tende a ridurre gli altri due. In altre parole, se si cerca di aumentare la crescita, si ridurcono la stabilità e la coesione. La storia lo insegna: nei periodi di crescita spesso c’è anche un’inflazione elevata e solo alcune categorie si arricchiscono, a scapito di altre che perdono le loro posizioni di predominanza precedente.
A scanso di equivoci, non è vero l’inverso, che riducendo uno dei fattori si aumentano gli altri (cioè, ad esempio, aumentare l’inflazione per ottenere una maggiore crescita).
La politica dell’Unione Europea ha sempre privilegiato coesione e stabilità macroeconomica: basti pensare al fatto che la cosiddetta “strategia di Lisbona” propone degli obiettivi relativametne ad innovazione e alla trasformazione dell’Europa in “economia della conoscenza”. Di contro il patto di Maastricht impone dei vincoli di stabilità , che i Paesi membri devono rispettare.
Questa scelta ovviamente guidata da motivazioni più che valide, ma il risultato inevitabile è che la crescita ne viene penalizzata.
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