Guida in stato di ebbrezza & conti che non tornano
In queste ultime settimane, si vede continuamente sui giornali snocciolare dati su quanto sia pericoloso l’alcol alla guida, su quanti incidenti siano causati dall’ubriachezza, su quanta gente si metta alla guida in stato di ebbrezza, e su quanto sarebbe opportuno prevedere sanzioni severissime per chi guida con un tasso alcolemico oltre i limiti (cosa peraltro già in parte fatta dal Governo).
Peccato però che ci sia qualche conto che non torna. Il 20 agosto, un articolo Il Gazzettino indicava che, in base ai dati forniti dal Servizio epidemiologico del Veneto, un terzo degli incidenti mortali vede coinvolti automobilisti che hanno “esagerato” con l’alcool.
Alcune settimane prima, un’intervista sul Corriere del Veneto al Procuratore di Treviso Fojadelli citava il dato che metà dei conducenti fermati di notte dalle pattuglie in servizio nella Marca Trevigiana sarebbe avrebbe un tasso alcolemico oltre ai limiti.
E qui iniziano a non tornare più i conti: in base a questi due semplici dati la conclusione è un po’ diversa da quella che viene solitamente presentata. Ricapitolando, sembrerebbe che di notte:
- “ubriachi” alla guida: 50% del totale
- incidenti che coinvolgono “ubriachi”: 33% del totale
Se questi dati sono corretti (e non vedo perché non ci si dovrebbe fidare di quanto affermato dal Servizio Epidemologico o dal Procuratore Fojadelli), la conclusione è che chi *non* beve ha ben il doppio di possibilità di essere coinvolto in un incidente mortale di chi invece sarebbe “ubriaco”. Perché, ovviamente, per fare un ragionamento statisticamente significativo è necessario il confrontare le percentuali degli incidenti con quelle relative al totale dei circolanti. Cioè si deve confrontare:
- % di “ubriachi” coinvolti in incidenti ÷ % di circolanti “ubricachi”
- % di “sobri” coinvolti in incidenti ÷ % di circolanti “sobri”
Volendo essere rigorosi, il calcolo dovrebbe considerare anche la percentuale di automobilisti coinvolti in incidenti sul totale dei circolanti, ma questo valore può essere trascurato dato che poi si annulla (è uguale in entrambi i calcoli, e quando facciamo la divisione il risultato di questo fattore è per forza uguale ad 1). Quindi sostituendo i dati:
- 33% / 50% × pincidenti
- (1 - 33% )/ 50% × pincidenti
E appunto, 33% diviso 50% fa esattamente la metà di 66% (la percentuale di automobilisti “non ubriachi” coinvolti in incidenti mortali) diviso 50%.
Addirittura, questi dati dicono che se si costringesse per legge la gente a bere prima di guidare, gli incidenti dovrebbero ridursi di un terzo.
Stiamo scrivendo stupidaggini? Quantomeno, è la dimostrazione che si può utilizzare statistiche per dimostrare più o meno qualunque cosa. Può quantomeno voler dire due cose. Il primo è che probabilmente i limiti alcolemici sono eccessivamente bassi, e del resto fino a qualche anno fa il tasso accettabile era molto più alto (0.80) se confrontato con quello previsto dalla legge attuale (0.50): quindi non si capisce come mai uno che avesse 0.75 prima fosse un buon padre di famiglia e oggi sia una specie di maniaco da liniciare.
Probabilmente più che sanzioni “severe” e basta, sarebbero più giuste sanzioni progressive, che non puniscano in modo spropositato chi è appena fuori dai limiti, e incrementino prevedendo sanzioni esponenzialmente severe all’aumentare del tasso alcolico nel sangue.
La seconda considerazione che viene in mente è che oltre alla “guida in stato di ebbrezza” di cui va tanto di moda parlare di questi tempi, vi sono altre cause di incidenti che hanno un ruolo significativo, e forse “più” significativo. Da un punto di vista statistico, non si può non riflettere sui dati delle statistiche di ACI e ISTAT. Val la pena citare il comunicato stampa di ACI dell’8 agosto scorso: “La totalità degli incidenti mortali si concentra su appena il 3,2% dell’estensione complessiva delle strade italiane – dichiara l’ACI – le cui condizioni rappresentano, oggi, un forte elemento di rischio. Lo stato di manutenzione dell’asfalto e della segnaletica, infatti, è critico, preoccupante ed estremamente pericoloso”.
E personalmente, per quel nulla che vale, la mia esperienza diretta lo conferma: l’ultima volta che ho rischiato un incidente non era per colpa di un ubriaco che mi ha tagliato la strada, ma di lavori stradali non adeguatamente segnalati in un tratto di strada addirittura non illuminato di notte (per la cronaca, stavano costruendo un’ennesima rotonda). Ma, ovvimanente, intervenire sulla rete stradale costa. Mentre inasprire le sanzioni e le multe è fonte di guadagno. Fin troppo facile immaginare la strada che si prenderà in Italia.

