Gli aumenti dei prezzi e l’idiozia di alcuni
Non so se ridere o piangere quando sento certe considerazioni sul fatto, ad esempio che le pizze sono aumentate, ma la farina costa uguale, o che le mele al produttore gli danno una cifra e quando le compri al supermercato sotto casa, le paghi dieci volte di più.
Personalmente, quelli che fanno questo genere di considerazioni credo andrebbero presi a calci. Mi spiego meglio. Quando compri una pizza, non compri tot grammi di farina, tot grammi di pomodoro, ecc. Compri innanzi tutto il know-how del pizzaiolo che sa (o dovrebbe sapere) come fare una pizza buona. Se pensate che il know-how non valga niente, allora probabilmente fareste bene a restituire lo stipendio che ricevete, perché è per il know-how che vi pagano, che siate impiegati o operai. Se pensate che non avete bisogno del know-how del pizzaiolo, allora dovreste andare al supermercato, comprare la farina e gli altri ingredienti, e farvi la pizza per conto vostro. Ma non è la stessa cosa: quando vai in pizzeria, ti interessa anche l’ambiente, il fatto di essere “fuori casa”, ecc. Questo è un servizio, e pertanto non si può pretendere di non pagarlo.
E anche sui prezzi che aumentano man mano che ci sono passaggi tra produttori e rivenditori, a volte si trascura che gli intermediari hanno funzioni ben precise che non sono assolutamente secondarie, e che però devono essere pagate. La più semplice e immediatamente comprensibile è quella logistica: una mela della Val di Non in Val di Non, non mi serve assolutamente a niente. Se devo spendere io i soldi e il tempo per andare a prenderla, mi costerebbe una fortuna. Ma il trasporto, per quanto importante, non è assolutamente l’unico ruolo che hanno i fornitori. C’è per esempio il ruolo di assunzione del rischio, economico e non solo, sia di produttori che di acquirenti finali. O quello di favorire l’incontro tra più produttori e più acquirenti. Sono servizi.
Insomma, non è che a me piacciano gli aumenti di prezzi, anzi. Ma io sono convinto che il mio lavoro valga qualcosa, e che pertanto sia così anche per il lavoro altrui. E conti che trascurano questo aspetto - che, ripeto, secondo me non è secondario - rischiano anche di oscurare le vere problematiche dell’inflazione.
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