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La sopraintendenza e Wikipedia

September 16th, 2007 by doct

Non so se avete avuto occasione di seguire un po’ la vicenda. In sintesi il discorso è questo: la sopraintendenza per i beni culturali del Comune di Firenze ha imposto a Wikipedia di rimuovere le foto delle opere ospitate nei musei della città in quanto violerebbe il diritto d’autore che sarebbe detenuto dallo Stato.

Ci sono due ordini di commenti che vanno fatti, a mio parere. Il primo, è che stiamo parlando di opere del 1400-1500, di indubbio valore artistico ma soprattutto culturale, non di pseudo-canzoncine di qualche pop-star famosa solo perché va in giro senza mutande.  E quindi, qualcuno dovrebbe ricordarsi che in Italia c’è anche una cosa che si chiama Costituzione, e in questa cosa è un Articolo 3, che al secondo comma dice:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Sottolineo che si parla di rimuovere gli ostacoli, non di introdurne di nuovi. E quindi limitare la “libertà di circolazione” di opere di questo tipo è semplicemente osceno.

L’altro commento che non si può non fare è sulla legge sulla base della quale questa richiesta è stata fatta.  La legge del 2004 ha imposto che qualunque ripresa o fotografia di musei o di beni di interesse culturale (compresi i paesaggi!) devono essere preventivamente autorizzate dal Capo d’Istituto.

In pratica, non puoi fare foto, ma devi comprare le cartoline. Il che è abbastanza assurdo: va bene tutelare gli interessi di chi paga la concessione per vendere le cartoline e gli oggetti ricordo, ma probabilmente si sta un po’ esagerando: l’uso personale e l’uso non a fini di lucro dovrebbe essere almeno altrettanto tutelato, quando si para di beni di indubbio valore culturale. E soprattutto, mi pare assolutamente ridicola la semplice idea di vietare di fotografare i paesaggi. Anche se non è un’idea solo italiana: forse qualcuno si ricorderà il tentativo parigino di vietare di fare foto che avessero anche la Tour Eiffel sullo sfondo…

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La vocazione della SIAE? Far pagare più soldi possibile

March 16th, 2007 by doct

Giorgio Assumma, avvocato e presidente della SIAE lo ammette senza problemi:

Cosa pensa della proposta di tassare anche gli abbonamenti a internet, partendo dal presupposto che sul web viaggiano comunque materiali protetti da copyright?
«Ci stiamo studiando, la nostra vocazione è far pagare più soldi possibile, siamo valutando tutti i mezzi per incassare di più, ma dobbiamo anche pensare alla cultura, quindi vogliamo lasciare degli spazi di movimento. D’altronde è proprio del nostro diritto prevedere delle libere utilizzazioni: è possibile ad esempio riprodurre una poesia in un’antologia senza permessi, o utilizzare spezzoni di film, entro certi limiti».

La dichiarazione (testuali parole) è tratta da un’intervista a La Stampa. Non ci sono parole. Tralascio l’oggetto dell’intervista, che è quello di introdurre nuove forme di estorsione di denaro (ora sui collegamenti Internet), visto che ormai non ci si può purtroppo più sorprendere.

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I dati "gonfiati" della pirateria

November 13th, 2006 by doct

E’ una questione di buon senso (almeno entro certi limiti): non è automatico che chi scarica mp3 o divx da Internet faccia un danno a qualcuno, dal momento nella maggior parte dei casi scarica cose che non avrebbe comprato. In altre parole, se un cd che costa 20€ viene da scaricato da internet 1.000 volte, non è corretto sostenere che la casa discografica ha subito 20.000€ di danni, dato che solo una manciata di quei 1.000 avrebbero (forse) comprato il cd, mentre la maggior parte ne avrebbe fatto a meno.
E di questo stanno iniziando ad accorgersene in giro per il mondo: leggetevi un interessante articolo da corriere.itLa pirateria online? «Un bluff»

AUSTRALIA – Le case discografiche, le major del cinema e i produttori di software non abbandonano la lotta contro internet e il peer-to-peer, e sono sempre più numerose le iniziative intraprese dai tutori del copyright di molti Paesi a danno di cittadini accusati di pirateria online. Perché, secondo loro, l’attività di questi pirati della rete danneggia inesorabilmente l’industria e il mercato.

ARGOMENTI CONTRO – Tuttavia, c’è anche chi non la pensa così e sostiene invece che le statistiche sulla pirateria digitale sono assurde. La voce in questione è quella dell’Istituto di Criminologia Australiano, che ha stilato un rapporto sull’argomento, definendo i dati in possesso dei sostenitori della battaglia anti-pirateria come un’iperbole auto-promozionale. Secondo il documento redatto dall’Istituto, infatti, i detentori del diritto d’autore non spiegano con quali criteri siano riusciti a determinare il volume delle perdite finanziarie attribuite al fenomeno sotto accusa. Le cifre elaborate dalla Business Software Association australiana (Bsaa) nel 2005, per esempio, rivelano che tale perdita (in termini di vendite) ammonterebbe a circa 361 milioni di dollari all’anno: numeri «non verificabili ed epistemologicamente inaffidabili» – secondo il report – che non è legittimo utilizzare in tribunale a sostegno della causa.

LA DIFESA – Il presidente della Bsaa, Jim Macnamara, si è prontamente espresso a sostegno delle informazioni fornite dalla sua associazione, spiegando che i numeri citati sono stati confermati anche da altri studi. Inoltre, ha aggiunto Macnamara, chi li contesta può dirsi poco convinto, ma non ha titolo per dire che siano dati non verificati.

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Quella canzone non si può cantare!" Bliz della SIAE ad una festa per bambini a Taranto

September 7th, 2006 by doct

da http://www.anti-phishing.it

Cresce il numero delle vittime della legge sul diritto d’autore , la famigerata n. 633 del 1941, disciplina che presenta numerosi aspetti oscuri e poco comprensibili, come abbiamo avuto modo di rimarcare in nostri precedenti articoli.

A farne le spese di talune sue incomprensibili disposizioni sono state due associazioni di volontariato pugliesi attive a Noci (BA) e Martina Franca (TA) attive in numerose iniziative di solidarietà con bambini imparentati con le vittime di Chernobyl.

Come riferisce un articolo apparso sull’inserto regionale del quotidiano “Repubblica†(di oggi 3 sttembre 2006, cronaca di Bari, pag. VI), a firma del corrispondente Paolo Russo «Mentre i bambini cantavano “Viva la Gente†e un brano popolare bielorusso, nel locale si è affacciato un estraneo, che poi si è presentato come Dottor Disanto, il titolare dell’ufficio SIAE di Martina Franca, perché nessuno dei bambini bielorussi aveva chiesto l’autorizzazione a esibirsi alla Società italiana degli autori e editori».

Secondo quanto riporta il cronista, ai bambini bielorussi sarebbe stato contestato un reato previsto dall’art. 171 della legge n. 633/1941, per aver eseguito un’«opera dell’ingegno senza preventiva autorizzazione dell’autore. Bielorusso».

Ci sarebbe proprio da ridere, se non ci fosse da piangere.

Ma davvero si può arrivare a mettere sotto processo dei bambini dai 7 ai 12 anni, nonché i responsabili delle associazioni di volontariato, perché durante una festicciola privata stanno cantando canzoni senza la previa autorizzazione della SIAE? Questo francamente ci sembra troppo.

Passi per le musiche scaricate dal web, passi per i sottofondi musicali non autorizzati diffusi dagli altoparlanti dei centri commerciali.

Ma far passare anche i bambini di Chernobyl per pirati oltrepassa, francamente, ogni limite di decenza.

Forse sarebbe ora che qualcuno si preoccupasse seriamente di prendere in considerazione la legislazione in tema di diritti d’autore adeguandola ai tempi, e riscrivendo un testo che sia rispettoso innanzitutto del valore sociale per l’intera collettività che costiscuisono le opere dell’ingegno e le opere artistico-musicali in particolare

Sperando che non ci venga riproposta la solita accozzaglia di disposizioni caotiche e funzionali unicamente alle lobby dei produttori e degli editori.

A meno di non voler continuare a mandare gli ispettori per sanzionare anche chi canta durante i falò…

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Gli spartiti online

July 18th, 2006 by doct

Sono stato un po’ assente, lo so. Anche voi, comunque.

Dunque. Stiamo scadendo ai limiti del ridicolo, secondo me. Adesso le major se la stanno prendendo con chi pubblica su internet i testi e gli spartiti delle canzoni. Capisco se stessimo parlando della scansione o dei PDF degli spartiti o delle “tablature” ufficiali… ma se uno pubblica una versione “propria”, nel senso che (come si dice in gergo) l’ha “tirata fuori” lui, a orecchio, non dovrebbe esserci niente di male. E invece, MXtabs, uno dei siti storici di spartiti e tablature, ha già chiuso i battenti. E altri siti come MySongBook.com (dove si potevano scaricare tablature create dagli utenti in formato “GuitarPro”) non permettono più di scaricare la gran parte delle canzoni.

Uno potrebbe dire: “vabbé, ma in fondo comunque uno spartito fatto bene potrebbe essere equivalente alla canzone intera, per cui è comprensibile”. Non ho molta voglia di commentare approfonditamente, sottolineo solo che se uno si scarica uno spartito (più o meno “originale”) e si impara una canzone, se poi magari la suona fuori nei locali deve versare una percentuale dell’incasso come pagamento dei diritti d’autore, tutte le volte che suona quella canzone. Che è molto più di quello che le major prendono di diritti per gli spartiti (anche contando tutti quelli che avrebbero acquistato lo spartito ma non avrebbero mai suonato in un locale…).

Una conferma, a mio parere, che le major hanno un modello di business che non sta più in piedi, dato che inseriscono solo inefficienze nell’intermediazione, ma non fanno niente per rinnovarsi, se non cercare di eliminare la concorrenza.

Solo che forse stanno tirando troppo la corda, e prima o poi finisce che qualcuno si inca**a sul serio. La notizia del giorno infatti è che chi pubblica il testo di una qualsiasi canzone sul web sarà perseguito in ogni modo. Volete leggere il testo di quella canzone che avete appena sentito per radio? PAGATE!! A chi? A Gracenote.com, che ha recentemente acquistato i diritti di pubblicazione dei testi delle canzoni edite dalla maggior parte delle case discografiche. E sono probabilmente già pronti a denunciare di ogni singolo sito, blog o forum che contenga un testo di un canzone.


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Questione di cultura

May 28th, 2006 by doct

Credo che la questione della tutela del diritto della proprietà intellettuale passi innanzi tutto da una questione di cultura e di rispetto. La scusa che consente a qualche “potere forte” (parola molto di moda di questi tempi… spesso però utilizzata come miserrimo tentativo di scaricabarile) di far passare abusi come tutela dei diritti è il fatto che la gente si comporta in modo scorretto, copiando e falsificando.

Bisognerebbe quindi che le persone dimostrassero un maggiore rispetto per le “opere dell’intelletto”. Può sembrare un discorso generalista e poco appilicabile nella realtà, ma a mio parere non è per niente così. A mio parere è una questione di rispetto. Innanzi tutto per sé stessi.
Vi faccio qualche esempio pratico. L’Italia è il secondo paese al mondo per produzione di prodotti falsi e il primo per consumo. Con che coraggio poi ci si può lamentare se i Cinesi copiano i nostri prodotti?

Il problema è che la maggior parte delle persone non riconosce valore all’attività intellettuale, nonostante il loro stesso lavoro consista in ciò - ma ovviamente pretendano di essere pagati alla fine del mese. Ma allora perché dovrebbero pagarti, te per primo, se quello che fai secondo te non vale niente? Un programmatore, ad esempio, dovrebbe avere qualche scrupolo a scaricare programmi “tarocchi”, dato che se la gente copiasse i suoi programmi anziché comprarglieli lui ne avrebbe un danno.

Oppure come ci si può lamentare che una pizza - i cui ingredienti costano meno di 2 euro - viene venduta a 7 o 10 euro? E il pizzaiolo e i camerieri? Devono lavorare gratis? Il lavoro di un architetto che progetta una casa, si misura allora in base al prezzo della carta e dell’inchiostro utilizzati per stampare il progetto?

Essere disposti a riconoscere (anche economicamente…) il merito del lavoro altrui è un passo indispensabile per capire se e quando veramente viene chiesto più di quanto effettivamente meritato, e quindi potersi lamentare a ragion veduta.

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Raccolta di firme

May 15th, 2006 by doct

“Le imposte sui copyright si configurano chiaramente come tributi iniqui, indiscriminati e non trasparenti sui consumatori, oltre che come imposizioni contrarie allo spirito del desiderio della UE di rendere più facilmente accessibile la Società dell’Informazione l’acquisto dei dispositivi digitali, invece, sarebbe possibile incoraggiare l’ulteriore ascesa della tecnologia in tutta Europa, liberando al tempo stesso risorse preziose da reinvestire nell’innovazione e nella competitività” (Mark MacGann, portavoce della CLRA e Direttore Generale dello European Digital Technology Industry Group di EICTA - da Punto Informatico).

Facciamo un esperimento. Proviamo a raccogliere più “firme” possibili per una revisione più onesta delle “tasse” sul diritto d’autore.
1) I bollini SIAE su CD/DVD che l’autore distribisce gratuitamente
Ok, sarà una cifra risibile, in sé: ma io credo è il principio che conta. Perché cavolo la SIAE deve prendersi 0,02€ per ogni CD omaggio?? A che titolo? Solo perchè contiene musica/video/pagine html/software? Ma cosa vuol dire? Se proprio vogliono che uno ci metta il bollino (che, vi ricordo, non esiste negli altri Paesi), almeno lo regalino. Cavolo, uno è già in perdita perché regala il supporto… E comunque il discorso dovrebbe valere anche quando non è omaggio (anche perché il “bollino” costa molto di più in questi casi). Il bollino potrebbe essere una tutela in più - volontaria per l’autore - contro la contraffazione, ma non ci sono ragioni perché uno non possa mettere in circolazione propria musica, propri video o propri programmi senza “bollino”…

2) L’”equo compenso”, che ha portato a far sì che in Italia i supporti vergini costino oltre il doppio che nella maggioranza dei paesi europei…

E dai prossimi anni è previsto che aumenti ancora. Dobbiamo fare sentire la nostra voce!!
Inserite il vostro nome e indirizzo e-mail nei commenti per firmare!

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"Regali" e "furti"

May 11th, 2006 by doct

Ora, una cosa che non ho mai capito è la base legale su cui poi vengono perseguiti, e talvolta perseguitati, coloro che scaricano musica, film o programmi da Internet.

Intendo dire, chi “regala” (leggete “condivide”) illegalmente opere tutelate, capisco che commetta un reato (o una violazione). Sono d’accordo, ed è perfettamente logico e incontestabile. Ho un DVD, per uso personale, lo copio sul mio computer e lo lascio scaricare a chiunque, violo l’accordo, le condizioni che mi ero (implicitamente) impegnato a rispettare quando l’ho comprato.

Ma dal lato di chi scarica, la questione è secondo me diversa. Come faccio a sapere se una canzone, un film o un programma è messo a disposizione legalmente o no? Se vado al mercato e una bancarella mi regala un chilo di mele, commetto un reato se accetto? Devo denunciarlo? Devo per forza pensare che le abbia rubate? Ma non potrebbe semplicemente essere che vuole fare una promozione, oppure che gli costa di più riportarsele a casa che regalarmele?

Certo, ci sono indubbiamente casi in cui è chiaro che la condivisione è illegale. Penso ad esempio ai software che poi uno deve “craccare”. Ma vi sono molti casi in cui la risposta è quantomeno ambigua, e qui penso ad esempio ai casi di gruppi di “piccola-media fama”. Sono copie pirate? Sono stati gli stessi autori a renderli disponibili per farsi pubblicità?

Non voglio dilungarmi inutilmente, ma credo che sia abbastanza evidente che non è corretto equiparare chi “condivide” con chi “scarica”, dato che vi sono due gradi di responsabilità diversi.

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"Errori" di traduzione?

May 10th, 2006 by doct

Ok, forse sto diventando un po’ ripetitivo. Lo so. Comunque, se avete voglia, date un’occhiata a questo interessante articolo di Andrea Monti su Interlex.it:
http://www.interlex.it/copyright/amonti84.htm

Il “succo”, è che la normativa italiana sul dirtto d’autore inserisce (involontariamente… o no?) degli errori di traduzione dalla Direttiva Europea che dovrebbe attuare, stravolgendone per molti versi il significato.
Il risultato è… beh, non voglio definirlo. Basti dire che, ad esempio, gli sfruttatori dei diritti economici sulle creazioni artistiche - al contrario degli autori - quando “fanno causaâ€, sono esentati dal dimostrare di avere il diritto di agire in giudizio. Che dire… diritto d’autore un par di palle! Questo dimostra ulteriormente che la legge non è pensata per tutelare gli autori, né il pubblico (sembra ridicolo, ma in realtà il “pubblico”, gli “utenti”, qualche diritto dovrebbero avercelo anche loro…), ma solamente alcuni “interessi forti”. Ah, ovviamente possono far causa a chiunque, indifferentemente, anche nei confronti dei consumatori finali in buona fede. Certo, i politici hanno promesso che non sarà fatto, che non è questo lo scopo della legge e tutto quello che volete. Però la legge lo consente, e se vi trovate in tribunale perché avete scaricato degli MP3 di “opere tutelate” - che magari non sapevate che lo erano (di questo ne riparliamo…) - il giudice mica applica le promesse dei politici, applica la legge.

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"Equo" compenso

May 9th, 2006 by doct

Da Punto Informatico (http://www.punto-informatico.it) vi riporto un interessante articolo sul cosiddetto “equo compenso”, la gabella che la SIAE si prende sui supporti su cui è possibile copiare opere protette dal diritto d’autore. Il che comprende… praticamete tutto!
E’ vero, è una normativa europea, e le motivazioni di per sé sono ragionevoli, corrette ed apprezzabili. Non così però l’applicazione italiana, che ha più che raddoppiato il costo di CD, DVD, e non solo. Causando peraltro un calo talmente notevole nelle vendite di questi supporti (la gente li compra all’estero) che l’associazione dei produttori e distributori ha denunciato la SIAE…
Ma torniamo all’articolo che vi dicevo…

L’equo compenso? Costerà sempre di più

Roma - Ci sono molti grossi nomi dell’industria europea e non, dietro una iniziativa senza precedenti tesa a ridisegnare, comprimere, ridurre e semmai eliminare l’ equo compenso , una “tassazione” che spinge verso l’alto i prezzi di supporti vergini digitali, masterizzatori, scanner e molto altro. Non solo Business Software Alliance (BSA) , da anni in prima fila contro questa imposizione, ma anche EABC (European American Business Council) , EdiMA (European Digital Media Association) , EICTA (European Information and Communications Technology and Consumer Electronics Association) e RIAE (Recording-media Industry Association of Europe) .

Questo impressionante schieramento ha dato vita alla CLRA, ossia Copyright Levies Reform Alliance , con cui si intende scongiurare un aumento di mezzo miliardo di euro in Europa previsto per il 2009, una prospettiva che fa letteralmente tremare l’intero settore. Secondo CLRA le attuali normative sull’equo compenso, pensato per prelevare diritti sull’eventuale uso che gli utenti facessero delle tecnologie di riproduzione digitale per le copie private di contenuti, sono inique sia verso i consumatori che per gli stessi creatori di contenuti.

CLRA ha diffuso in queste ore uno studio sull’ impatto economico della tassa condotto in nove paesi europei, tra i quali l’Italia. Lo studio ha rivelato una crescita prevista delle imposte dagli 1,57 miliardi di euro del 2006 ai 2,12 miliardi del 2009.

Tutto questo a fronte di una forte crescita del DRM : le tecnologie anticopia che rendono sempre più complessa l’effettuazione di una copia privata, che “giustifica” l’equo compenso, sono citate nella EUCD, la direttiva europea sul copyright. EUCD infatti prevede che, con il rafforzamento delle protezione contro la copia digitale, le imposte sui copyright vengano ridotte; tuttavia, il report diffuso dal CLRA evidenzia chiaramente il contrario.

“La tassa sui copyright è una forma di imposta superata che penalizza nella stessa misura consumatori, artisti e il settore nella sua interezza - ha affermato Mark MacGann, portavoce della CLRA e Direttore Generale dello European Digital Technology Industry Group di EICTA - I legislatori europei hanno l’obbligo di assicurare reali vantaggi al mercato imponendo la massima efficienza e trasparenza nella riscossione dei tributi, abolendo contemporaneamente il vecchio sistema di imposte”.

“Oggi - spiega CLRA - i consumatori sono chiamati a pagare una tassa sul prezzo di acquisto di dispositivi digitali quali masterizzatori di CD e lettori MP3 oltre che su compact disc vergini. Ciò dà vita a uno scenario di tassazione multipla nel quale il consumatore viene tassato per poter effettuare la copia al momento del download e una seconda volta (o più) al momento dell’acquisto dei dispositivi per riprodurre il contenuto”. Le imposte gravano anche su scanner, stampanti e altri dispositivi per la riproduzione “in maniera sproporzionata”, secondo CLRA, “rispetto al prezzo di acquisto”

Lo studio CLRA ha rivelato che in Europa le imposte che gravano sul settore sono più che triplicate dal 2001 , quando in nove Paesi avevano generato un gettito di 545 milioni di euro, mentre nel 2006 hanno registrato 1,57 miliardi di euro. I dati forniti mostrano anche che il livello di tassazione più alto è appannaggio della Germania, con 353 milioni di euro nel 2006 destinati a crescere a 454 milioni entro il 2009.

Sebbene la tassa sia stata introdotta prima dell’avvento delle tecnologie DRM, ci sono paesi come Regno Unito, Irlanda, Lussemburgo, Cipro e Malta che non impongono alcun tributo per i copyright sulle apparecchiature digitali.

L’ Italia , come noto, proprio nel recepire l’EUCD ha varato i suoi tributi, che secondo l’industria di settore ha portato ad un drastico calo delle vendite di supporti digitali. La questione è ormai pesantissima per i produttori nostrani, visto che i consumatori italiani sempre più comprano all’estero, che l’associazione di settore ASMI è giunta a denunciare la SIAE . Il Governo ha peraltro ribadito la tassazione nell’ultima finanziaria e solo poche settimane fa è stata annunciata, tra le polemiche, la chiusura di uno stabilimento italiano per la produzione di supporti vergini.

“Le imposte sui copyright si configurano chiaramente come tributi iniqui, indiscriminati e non trasparenti sui consumatori, oltre che come imposizioni contrarie allo spirito del desiderio della UE di rendere più facilmente accessibile la Società dell’Informazione - ha sottolineato MacGann - Rendendo più conveniente l’acquisto dei dispositivi digitali, invece, sarebbe possibile incoraggiare l’ulteriore ascesa della tecnologia in tutta Europa, liberando al tempo stesso risorse preziose da reinvestire nell’innovazione e nella competitività”.

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