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Gli aumenti dei prezzi e l’idiozia di alcuni

October 1st, 2007 by doct

Non so se ridere o piangere quando sento certe considerazioni sul fatto, ad esempio che le pizze sono aumentate, ma la farina costa uguale, o che le mele al produttore gli danno una cifra e quando le compri al supermercato sotto casa, le paghi dieci volte di più.

Personalmente, quelli che fanno questo genere di considerazioni credo andrebbero presi a calci. Mi spiego meglio.  Quando compri una pizza, non compri tot grammi di farina, tot grammi di pomodoro, ecc. Compri innanzi tutto il know-how del pizzaiolo che sa (o dovrebbe sapere) come fare una pizza buona. Se pensate che il know-how non valga niente, allora probabilmente fareste bene a restituire lo stipendio che ricevete, perché è per il know-how che vi pagano, che siate impiegati o operai. Se pensate che non avete bisogno del know-how del pizzaiolo, allora dovreste andare al supermercato, comprare la farina e gli altri ingredienti, e farvi la pizza per conto vostro.  Ma non è la stessa cosa: quando vai in pizzeria, ti interessa anche l’ambiente, il fatto di essere “fuori casa”, ecc. Questo è un servizio, e pertanto non si può pretendere di non pagarlo.

E anche sui prezzi che aumentano man mano che ci sono passaggi tra produttori e rivenditori, a volte si trascura che gli intermediari hanno funzioni ben precise che non sono assolutamente secondarie, e che però devono essere pagate. La più semplice e immediatamente comprensibile è quella logistica: una mela della Val di Non in Val di Non, non mi serve assolutamente a niente. Se devo spendere io i soldi e il tempo per andare a prenderla, mi costerebbe una fortuna. Ma il trasporto, per quanto importante, non è assolutamente l’unico ruolo che hanno i fornitori. C’è per esempio il ruolo di assunzione del rischio, economico e non solo, sia di produttori che di acquirenti finali. O quello di favorire l’incontro tra più produttori e più acquirenti. Sono servizi.

Insomma, non è che a me piacciano gli aumenti di prezzi, anzi. Ma io sono convinto che il mio lavoro valga qualcosa, e che pertanto sia così anche per il lavoro altrui. E conti che trascurano questo aspetto - che, ripeto,  secondo me non è secondario - rischiano anche di oscurare le vere problematiche dell’inflazione.

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Chiara, Alberto, Garlasco, e io.

September 27th, 2007 by doct

Allora, alla fine hanno arrestato ’sto benedetto Alberto Stasi o come si chiama, ex fidanzato di Chiara. “ex”, secondo i giornali dato che la ragazza è morta.

Ora, io non voglio sembrare offensivo, ma mi chiedo una cosa: a me, che cazzo me ne frega? Perché cavolo i giornalisti devono stressarci con notizie inutili su cosa avrebbero potuto aver fatto mangiato, detto? Qual’è l’utilità della notizia? Cosa gli cambia alla gente sapere o no tutti i dettagli (che poi comunque spesso poi vengono smentiti) della faccenda? Non sarebbe meglio anche lasciare la famiglia e gli amici della povera ragazza in pace?

No, perché purtroppo l’Italia è una Repubblica fondata sul gossip.  I giornalisti hanno trovato delle (presunte) storie su cui romanzare, su cui poter sfogare la loro creatività repressa e quindi le mettono in prima pagina. Beh, lasciatemelo dire (ma tanto ve ne sarete accorti da soli): inizio a pensare che i giornalisti italiani siano incapaci. Non tutti, per carità, ma un bravo giornalista dovrebbe andare a cercare la notizia “vera”, e non limitarsi a fare pettegolezzi da sala d’attesa. E, se mai un giornalista leggesse questo post, non si offenda, purtroppo è l’amara verità, piuttosto se la prenda con i suoi colleghi che hanno abbassato gli standard qualitativi della sua professione. Non l’ho certo deciso io che l’Italia sia da anni un paese in cui un Enrico Mentana ha la stessa credibilità del Gabibbo.

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Cellulari VS. Alcool

September 21st, 2007 by doct

Non voglio fare la figura di voler fondare un movimento pro-alcolismo. Ma iniziano a esserci studi seri sugli effetti dell’alcool e di altri fattori che influenzano la guida. Come i cellulari, ad esempio.

Da quanto emerge da numerose ricerche di diversi istituti dimostrano la maggiore pericolosità del telefonino - anche se usato con vivavoce - in auto. Secondo gli studi del Transport Research Laboratory, la capacità di reazione di un guidatore con il cellulare (anche vivavoce) è inferiore del 30% rispetto alla capacità di reazione di uno che ha bevuto. I dettagli li potete trovare in un articolo del Daily Mail.

Credo che questo non stupisca nessuno, basta un po’ di buon senso e ripensare alle proprie esperienze in auto, quante volte vi trovate gente che telefona è distratta e fa manovre pericolose, tagliandovi la strada o altro. Giusto ieri, stavo svoltando in una laterale e quello davanti a me si è fermato giusto in mezzo di strada a telefonare.

Chissà se un giorno qualcuno deciderà di fare qualcosa (di serio) contro i guidatori distratti?

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Indicizzazione del Blog su Technorati

September 18th, 2007 by doct

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Guida in stato di ebbrezza & conti che non tornano

September 18th, 2007 by doct

In queste ultime settimane, si vede continuamente sui giornali snocciolare dati su quanto sia pericoloso l’alcol alla guida, su quanti incidenti siano causati dall’ubriachezza, su quanta gente si metta alla guida in stato di ebbrezza, e su quanto sarebbe opportuno prevedere sanzioni severissime per chi guida con un tasso alcolemico oltre i limiti (cosa peraltro già in parte fatta dal Governo).

Peccato però che ci sia qualche conto che non torna. Il 20 agosto, un articolo Il Gazzettino indicava che, in base ai dati forniti dal Servizio epidemiologico del Veneto, un terzo degli incidenti mortali vede coinvolti automobilisti che hanno “esagerato” con l’alcool.
Alcune settimane prima, un’intervista sul Corriere del Veneto al Procuratore di Treviso Fojadelli citava il dato che metà dei conducenti fermati di notte dalle pattuglie in servizio nella Marca Trevigiana sarebbe avrebbe un tasso alcolemico oltre ai limiti.

E qui iniziano a non tornare più i conti: in base a questi due semplici dati la conclusione è un po’ diversa da quella che viene solitamente presentata. Ricapitolando, sembrerebbe che di notte:

  • “ubriachi” alla guida: 50% del totale
  • incidenti che coinvolgono “ubriachi”: 33% del totale

Se questi dati sono corretti (e non vedo perché non ci si dovrebbe fidare di quanto affermato dal Servizio Epidemologico o dal Procuratore Fojadelli), la conclusione è che chi *non* beve ha ben il doppio di possibilità di essere coinvolto in un incidente mortale di chi invece sarebbe “ubriaco”. Perché, ovviamente, per fare un ragionamento statisticamente significativo è necessario il confrontare le percentuali degli incidenti con quelle relative al totale dei circolanti. Cioè si deve confrontare:

  • % di “ubriachi” coinvolti in incidenti ÷ % di circolanti “ubricachi”
  • % di “sobri” coinvolti in incidenti ÷ % di circolanti “sobri”

Volendo essere rigorosi, il calcolo dovrebbe considerare anche la percentuale di automobilisti coinvolti in incidenti sul totale dei circolanti, ma questo valore può essere trascurato dato che poi si annulla (è uguale in entrambi i calcoli, e quando facciamo la divisione il risultato di questo fattore è per forza uguale ad 1). Quindi sostituendo i dati:

  • 33% / 50% × pincidenti
  • (1 - 33% )/ 50% × pincidenti

E appunto, 33% diviso 50% fa esattamente la metà di 66% (la percentuale di automobilisti “non ubriachi” coinvolti in incidenti mortali) diviso 50%.

Addirittura, questi dati dicono che se si costringesse per legge la gente a bere prima di guidare, gli incidenti dovrebbero ridursi di un terzo.

Stiamo scrivendo stupidaggini? Quantomeno, è la dimostrazione che si può utilizzare statistiche per dimostrare più o meno qualunque cosa. Può quantomeno voler dire due cose. Il primo è che probabilmente i limiti alcolemici sono eccessivamente bassi, e del resto fino a qualche anno fa il tasso accettabile era molto più alto (0.80) se confrontato con quello previsto dalla legge attuale (0.50): quindi non si capisce come mai uno che avesse 0.75 prima fosse un buon padre di famiglia e oggi sia una specie di maniaco da liniciare.

Probabilmente più che sanzioni “severe” e basta, sarebbero più giuste sanzioni progressive, che non puniscano in modo spropositato chi è appena fuori dai limiti, e  incrementino prevedendo sanzioni esponenzialmente severe all’aumentare del tasso alcolico nel sangue.

La seconda considerazione che viene in mente è che oltre alla “guida in stato di ebbrezza” di cui va tanto di moda parlare di questi tempi, vi sono altre cause di incidenti che hanno un ruolo significativo, e forse “più” significativo. Da un punto di vista statistico, non si può non riflettere sui dati delle statistiche di ACI e ISTAT. Val la pena citare il comunicato stampa di ACI dell’8 agosto scorso: “La totalità degli incidenti mortali si concentra su appena il 3,2% dell’estensione complessiva delle strade italiane – dichiara l’ACI – le cui condizioni rappresentano, oggi, un forte elemento di rischio. Lo stato di manutenzione dell’asfalto e della segnaletica, infatti, è critico, preoccupante ed estremamente pericoloso”.

E personalmente, per quel nulla che vale, la mia esperienza diretta lo conferma: l’ultima volta che ho rischiato un incidente non era per colpa di un ubriaco che mi ha tagliato la strada, ma di lavori stradali non adeguatamente segnalati in un tratto di strada addirittura non illuminato di notte (per la cronaca, stavano costruendo un’ennesima rotonda). Ma, ovvimanente, intervenire sulla rete stradale costa. Mentre inasprire le sanzioni e le multe è fonte di guadagno. Fin troppo facile immaginare la strada che si prenderà in Italia.

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La sopraintendenza e Wikipedia

September 16th, 2007 by doct

Non so se avete avuto occasione di seguire un po’ la vicenda. In sintesi il discorso è questo: la sopraintendenza per i beni culturali del Comune di Firenze ha imposto a Wikipedia di rimuovere le foto delle opere ospitate nei musei della città in quanto violerebbe il diritto d’autore che sarebbe detenuto dallo Stato.

Ci sono due ordini di commenti che vanno fatti, a mio parere. Il primo, è che stiamo parlando di opere del 1400-1500, di indubbio valore artistico ma soprattutto culturale, non di pseudo-canzoncine di qualche pop-star famosa solo perché va in giro senza mutande.  E quindi, qualcuno dovrebbe ricordarsi che in Italia c’è anche una cosa che si chiama Costituzione, e in questa cosa è un Articolo 3, che al secondo comma dice:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Sottolineo che si parla di rimuovere gli ostacoli, non di introdurne di nuovi. E quindi limitare la “libertà di circolazione” di opere di questo tipo è semplicemente osceno.

L’altro commento che non si può non fare è sulla legge sulla base della quale questa richiesta è stata fatta.  La legge del 2004 ha imposto che qualunque ripresa o fotografia di musei o di beni di interesse culturale (compresi i paesaggi!) devono essere preventivamente autorizzate dal Capo d’Istituto.

In pratica, non puoi fare foto, ma devi comprare le cartoline. Il che è abbastanza assurdo: va bene tutelare gli interessi di chi paga la concessione per vendere le cartoline e gli oggetti ricordo, ma probabilmente si sta un po’ esagerando: l’uso personale e l’uso non a fini di lucro dovrebbe essere almeno altrettanto tutelato, quando si para di beni di indubbio valore culturale. E soprattutto, mi pare assolutamente ridicola la semplice idea di vietare di fotografare i paesaggi. Anche se non è un’idea solo italiana: forse qualcuno si ricorderà il tentativo parigino di vietare di fare foto che avessero anche la Tour Eiffel sullo sfondo…

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La vocazione della SIAE? Far pagare più soldi possibile

March 16th, 2007 by doct

Giorgio Assumma, avvocato e presidente della SIAE lo ammette senza problemi:

Cosa pensa della proposta di tassare anche gli abbonamenti a internet, partendo dal presupposto che sul web viaggiano comunque materiali protetti da copyright?
«Ci stiamo studiando, la nostra vocazione è far pagare più soldi possibile, siamo valutando tutti i mezzi per incassare di più, ma dobbiamo anche pensare alla cultura, quindi vogliamo lasciare degli spazi di movimento. D’altronde è proprio del nostro diritto prevedere delle libere utilizzazioni: è possibile ad esempio riprodurre una poesia in un’antologia senza permessi, o utilizzare spezzoni di film, entro certi limiti».

La dichiarazione (testuali parole) è tratta da un’intervista a La Stampa. Non ci sono parole. Tralascio l’oggetto dell’intervista, che è quello di introdurre nuove forme di estorsione di denaro (ora sui collegamenti Internet), visto che ormai non ci si può purtroppo più sorprendere.

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I dati "gonfiati" della pirateria

November 13th, 2006 by doct

E’ una questione di buon senso (almeno entro certi limiti): non è automatico che chi scarica mp3 o divx da Internet faccia un danno a qualcuno, dal momento nella maggior parte dei casi scarica cose che non avrebbe comprato. In altre parole, se un cd che costa 20€ viene da scaricato da internet 1.000 volte, non è corretto sostenere che la casa discografica ha subito 20.000€ di danni, dato che solo una manciata di quei 1.000 avrebbero (forse) comprato il cd, mentre la maggior parte ne avrebbe fatto a meno.
E di questo stanno iniziando ad accorgersene in giro per il mondo: leggetevi un interessante articolo da corriere.itLa pirateria online? «Un bluff»

AUSTRALIA – Le case discografiche, le major del cinema e i produttori di software non abbandonano la lotta contro internet e il peer-to-peer, e sono sempre più numerose le iniziative intraprese dai tutori del copyright di molti Paesi a danno di cittadini accusati di pirateria online. Perché, secondo loro, l’attività di questi pirati della rete danneggia inesorabilmente l’industria e il mercato.

ARGOMENTI CONTRO – Tuttavia, c’è anche chi non la pensa così e sostiene invece che le statistiche sulla pirateria digitale sono assurde. La voce in questione è quella dell’Istituto di Criminologia Australiano, che ha stilato un rapporto sull’argomento, definendo i dati in possesso dei sostenitori della battaglia anti-pirateria come un’iperbole auto-promozionale. Secondo il documento redatto dall’Istituto, infatti, i detentori del diritto d’autore non spiegano con quali criteri siano riusciti a determinare il volume delle perdite finanziarie attribuite al fenomeno sotto accusa. Le cifre elaborate dalla Business Software Association australiana (Bsaa) nel 2005, per esempio, rivelano che tale perdita (in termini di vendite) ammonterebbe a circa 361 milioni di dollari all’anno: numeri «non verificabili ed epistemologicamente inaffidabili» – secondo il report – che non è legittimo utilizzare in tribunale a sostegno della causa.

LA DIFESA – Il presidente della Bsaa, Jim Macnamara, si è prontamente espresso a sostegno delle informazioni fornite dalla sua associazione, spiegando che i numeri citati sono stati confermati anche da altri studi. Inoltre, ha aggiunto Macnamara, chi li contesta può dirsi poco convinto, ma non ha titolo per dire che siano dati non verificati.

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Quella canzone non si può cantare!" Bliz della SIAE ad una festa per bambini a Taranto

September 7th, 2006 by doct

da http://www.anti-phishing.it

Cresce il numero delle vittime della legge sul diritto d’autore , la famigerata n. 633 del 1941, disciplina che presenta numerosi aspetti oscuri e poco comprensibili, come abbiamo avuto modo di rimarcare in nostri precedenti articoli.

A farne le spese di talune sue incomprensibili disposizioni sono state due associazioni di volontariato pugliesi attive a Noci (BA) e Martina Franca (TA) attive in numerose iniziative di solidarietà con bambini imparentati con le vittime di Chernobyl.

Come riferisce un articolo apparso sull’inserto regionale del quotidiano “Repubblica†(di oggi 3 sttembre 2006, cronaca di Bari, pag. VI), a firma del corrispondente Paolo Russo «Mentre i bambini cantavano “Viva la Gente†e un brano popolare bielorusso, nel locale si è affacciato un estraneo, che poi si è presentato come Dottor Disanto, il titolare dell’ufficio SIAE di Martina Franca, perché nessuno dei bambini bielorussi aveva chiesto l’autorizzazione a esibirsi alla Società italiana degli autori e editori».

Secondo quanto riporta il cronista, ai bambini bielorussi sarebbe stato contestato un reato previsto dall’art. 171 della legge n. 633/1941, per aver eseguito un’«opera dell’ingegno senza preventiva autorizzazione dell’autore. Bielorusso».

Ci sarebbe proprio da ridere, se non ci fosse da piangere.

Ma davvero si può arrivare a mettere sotto processo dei bambini dai 7 ai 12 anni, nonché i responsabili delle associazioni di volontariato, perché durante una festicciola privata stanno cantando canzoni senza la previa autorizzazione della SIAE? Questo francamente ci sembra troppo.

Passi per le musiche scaricate dal web, passi per i sottofondi musicali non autorizzati diffusi dagli altoparlanti dei centri commerciali.

Ma far passare anche i bambini di Chernobyl per pirati oltrepassa, francamente, ogni limite di decenza.

Forse sarebbe ora che qualcuno si preoccupasse seriamente di prendere in considerazione la legislazione in tema di diritti d’autore adeguandola ai tempi, e riscrivendo un testo che sia rispettoso innanzitutto del valore sociale per l’intera collettività che costiscuisono le opere dell’ingegno e le opere artistico-musicali in particolare

Sperando che non ci venga riproposta la solita accozzaglia di disposizioni caotiche e funzionali unicamente alle lobby dei produttori e degli editori.

A meno di non voler continuare a mandare gli ispettori per sanzionare anche chi canta durante i falò…

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Alcune considerazioni macroeconomiche sull’innovazione

August 3rd, 2006 by doct

Perché non si fa innovazione? Tutti ripetono che l’innovazione è necessaria, che senza le aziende perdono di competitività, che chi non innova finisce fuori dal mercato… Ma allora perché così pochi fanno innovazione? Le ragioni a livello di singola impresa le tratteremo una prossima volta, adesso volevo spendere due parole sugli elementi macroeconomici.

Molto approssimativamente (ma l’importante è cogliere il senso, più che i dettagli), su un modello generale macro-economico e socio-economico si può operare attraverso tre leve:

  • Crescita (che non vuol dire solo innovazione, ma la comprende)
  • Stabilità Macroeconomica
  • Coesione (”equità sociale”, la differenza tra chi guadagna tanto e chi guadagna poco)

Ora, la considerazione importante è che aumentando uno di questi fattori si tende a ridurre gli altri due. In altre parole, se si cerca di aumentare la crescita, si ridurcono la stabilità e la coesione. La storia lo insegna: nei periodi di crescita spesso c’è anche un’inflazione elevata e solo alcune categorie si arricchiscono, a scapito di altre che perdono le loro posizioni di predominanza precedente.
A scanso di equivoci, non è vero l’inverso, che riducendo uno dei fattori si aumentano gli altri (cioè, ad esempio, aumentare l’inflazione per ottenere una maggiore crescita).

La politica dell’Unione Europea ha sempre privilegiato coesione e stabilità macroeconomica: basti pensare al fatto che la cosiddetta “strategia di Lisbona” propone degli obiettivi relativametne ad innovazione e alla trasformazione dell’Europa in “economia della conoscenza”. Di contro il patto di Maastricht impone dei vincoli di stabilità, che i Paesi membri devono rispettare.
Questa scelta ovviamente guidata da motivazioni più che valide, ma il risultato inevitabile è che la crescita ne viene penalizzata.

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